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La contaminazione degli alimenti da prodotti tossici è un problema particolarmente sentito dall’opinione pubblica che non è disposta a correre alcun rischio, costringendo il legislatore a rendere più rigorose le normative per ottenere dagli operatori del settore le più ampie garanzie di sicurezza.

La cessione dei metalli pesanti da parte degli articoli impiegati per la conservazione  e il trasporto dell’acqua potabile si inserisce in questo ambito  e costringe i produttori ad adeguare i propri processi tecnologici alle nuove norme.

In genere gli Stati impongono dei limiti alla quantità totale giornaliera di contaminante assimilabile lasciando alle società di certificazione il compito di stabilire materiali, metodi e cessioni che soddisfino i limiti suddetti, spesso differenti per i diversi Stati.

I metalli posti sotto controllo nel settore dei prodotti in ottone giallo o rivestito, destinati a contenere acque per uso potabile, sono quelli che entrano nella composizione della lega o dei metalli impiegati per processi di galvanica protettiva o decorativa.

I più noti sono i seguenti:

Rame, Zinco, Piombo, Nichel, Molibdeno, Selenio, Arsenico.

Fra questi il più osservato è il Piombo, componente non secondario degli ottoni per rubinetteria  (OT 58), ai quali attribuisce proprietà tecnologiche indispensabili per le operazioni di torneria. Purtroppo in questa fase della filiera produttiva si manifesta un fenomeno migratorio che porta allo scoperto il Piombo e lo pone a contatto con l'acqua potabile.  

In Europa non esiste, per ora,  una normativa CEE che unifichi le procedure per l’esecuzione dei test di cessione. A questo proposito sta operando un’apposita commissione ed i suoi lavori si protrarranno ancora per anni. Nel frattempo ogni Paese stabilisce arbitrariamente regole e limiti. In Repubblica Ceca, ancora prima dell’ingresso nella CEE esisteva un’apposita e rigorosa normativa.

Attualmente uno dei metodi di verifica più richiesti è quello del protocollo 61 della NSF Americana, riconosciuto anche dalla certificazione UL. In Australia e in Nuova Zelanda si seguono i metodi  previsti dalla norma  AZ/NZS 4020 dotati di proprie procedure e propri limiti.

 

ASPETTI TOSSICOLOGICI E NORMATIVI 

I  metalli sono gli agenti tossici più conosciuti dall’uomo. Questi si trovano nell’ambiente sia attraverso il ciclo geologico che biologico, nonché in conseguenza di lavorazioni industriali.

In passato venivano considerati solo i casi conclamati di intossicazione acuta da metalli e  solo in tempi più recenti sono stati presi in considerazione gli effetti cronici dovuti ad una esposizione a lungo termine.

Gli effetti dovuti da un’esposizione ad un  agente tossico sono da porre in correlazione con la dose dello stesso, questa a sua volta sarà in funzione del tempo di esposizione  e della concentrazione del metallo nell’ambiente.

Fattore critico collegato alla presenza del metallo all’interno dell’organismo è l’emivita biologica ovvero il tempo che l’organismo impiega per eliminare metà della quantità del metallo assorbito. Ad esempio per il Piombo l’emivita  è di 20-30 anni, mentre per metalli quali il Cromo è di pochi giorni.

I bersagli molecolari sono diversi a seconda del tipo di metallo e del distretto corporeo interessato; normalmente si tratta di enzimi, membrane e/o organismi cellulari che si legheranno  a seconda della specie chimica  e dell’affinità di legame.

Sangue, urine e capelli sono i tessuti più accessibili su cui misurare l’esposizione  ad un metallo e vengono pertanto utilizzati come indicatori biologici. Anche fattori legati all’individuo  possono influenzare gli effetti tossici di un metallo: bambini ed anziani sono più sensibili alle intossicazioni e alcuni metalli come il Piombo attraversano facilmente la placenta  per cui si trovano livelli ematici di metalli nel feto uguali a quelli materni. Anche una dieta povera di vitamina C può incrementare l’assorbimento del Piombo. 

TOSSICITA’ DEL PIOMBO:
Il Piombo è il metallo più diffuso, rilevabile in tutte le fasi dell’ambiente e in tutti i sistemi biologici.
La fascia di popolazione più sensibile è rappresentata dai bambini di giovanissima età o nel periodo fetale.
La principale via di assunzione è il cibo, ma non sono da sottovalutare aspetti ambientali quali intonaci a base di piombo delle vecchie abitazioni, la combustione  dei gas di scarico delle automobili, etc.
L’assunzione di Piombo è diminuita riducendone l’uso nelle lattine per alimenti, negli acquedotti  e nelle benzine.
Gli adulti assorbono il 15% del Piombo ingerito e di norma ne accumulano meno del 5%, mentre per i bambini i valori aumentano: essi assorbono infatti il 41% del Piombo ingerito con un accumulo pari  al 32%.
Sono due i comparti all’interno dell’organismo in cui possiamo trovare il Piombo: il sistema osseo, con un emivita superiore a 20 anni, e un comparto molto più instabile costituito dai tessuti molli, in particolare il Sistema Nervoso Centrale. Nei bambini e nei neonati gli effetti più critici interessano il Sistema Nervoso Centrale e si manifestano con vomito, irritabilità, perdita di appetito, problemi di apprendimento. Nell’adulto gli effetti più evidenti sono ipertensione, nefropatie e anemia dovuta a maggiore fragilità delle membrane dei globuli rossi e al fatto che il Piombo va a sostituirsi al Ferro nella sintesi dell’emoglobina.
L’aumento della pressione sanguigna si ha quando il Piombo presente nell’organismo raggiunge i 10 µg/dl di sangue, mentre ritardi mentali si hanno a concentrazioni più alte quali 100 µg/l.

ASPETTI NORMATIVI:
Gli Stati Uniti da anni si preoccupano di limitare i livelli di Piombo presente nelle acque destinate al consumo umano. Inizialmente riducendo il tenore di Piombo presente nelle tubazioni, dal 1988 grazie all’allora presidente Reagan, che firmò il “Safe Drinking Water Act”, venne imposto l’uso di tubazione e leghe “Lead-free” con meno dello 0,2% di Piombo (in passato ne contenevano il 50%) e per gli accessori non più dell’8%. Successivamente la “National Primary Drinking Water Regulations” stabilì dei controlli riguardanti corrosione e ripristino di tubature. Secondo tale allegato i livelli di Piombo nell’acqua potabile  non erano ammessi se più del 10% dei campioni controllati durante il monitoraggio superava lo 0,015 mg/l. Tale limite di 15 µg/l  è stato definito dall’EPA (Environmental Protection Agency) il limite massimo accettabile  (MAL). Tale limite è stato ridotto a 11µg/l  per gli articoli di rubinetteria (Section 9 NSF/ANSI-61).

In Italia entrerà in vigore nel dicembre 2003 il decreto legislativo nr. 31  del 2001 modificato successivamente con il D. Lgs. n. 27/2002. Secondo tale norma il limite per il Piombo  è di 10 µg/l. dal momento che attualmente il valore limite riferito al Piombo è di 50 µg/l il nuovo limite dovrà essere raggiunto al più tardi entro il 25/12/2013. Per il periodo che va dal 25/12/2003 al 25/12/2013  il valore dovrà scendere a 25 µg/l.

Nel frattempo la Comunità Europea ha conferito al CEN (Comitè Européen de Normalization) tramite il mandato M/136 il compito di definire i metodi per eseguire i controlli sia in rispetto della norma per il controllo dell’acqua potabile sia riguardo i materiali in contatto con le acque potabili.